Cesena. L’emergenza sanitaria rallenta matrimoni e migrazioni

I primi nove mesi del 2020 fanno registrare un saldo negativo nella popolazione residente a Cesena di 258 unità (117 uomini e 141 donne) su un totale di 96.932 abitanti. Determinante in questo risultato è il saldo naturale (differenza tra le nascite e i decessi) costantemente negativo: il saldo dei primi nove mesi è infatti -398, nonostante si registrino rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente 14 nascite in più (470 contro 484). Peggiora invece il dato dei morti che aumentano del 7,4% rispetto al 2019 (ad esempio, nel trimestre aprile-maggio-giugno dello scorso anno sono stati registrati 225 decessi a fronte dei 292 dello stesso periodo del 2020). Sono questi alcuni degli elementi più rilevanti che emergono dal dossier sull’andamento demografico dei primi nove mesi del 2020, messo a punto dall’Ufficio Statistica Associato – Unione Valle del Savio.

Subiscono un rallentamento invece i movimenti degli immigrati e degli emigrati che scendono rispettivamente dell’11,4% e del 14,7%. Significativa inoltre la diminuzione dei matrimoni: sono infatti 131 le cerimonie celebrate fino a settembre contro le 201 registrate nel 2019. Nello specifico, guardando al mese di settembre, nel 2019 sono stati celebrati 43 matrimoni (27 civili e 16 religiosi), nel 2020 invece 42 (26 civili e 16 religiosi). Procedendo invece verso gennaio si riscontra un saldo in negativo con una leggera inversione di tendenza in positivo a partire dal mese di giugno che conta 14 matrimoni rispetto ai 46 del 2020. Diminuiscono anche i nuclei familiari residenti che passano dai 42.902 di inizio anno a 42.835, con una flessione di 67 unità.

 

In tutti  i movimenti descritti si rileva il probabile effetto dell’emergenza sanitaria in atto, in particolare sul movimento migratorio e sul rinvio di matrimoni che subiscono le restrizioni previste a causa della pandemia. Per i deceduti, dopo l’innalzamento registrato nei primi mesi dell’anno della mortalità nella fascia dei grandi anziani, occorrerà un’ulteriore valutazione su un periodo più ampio che permetta di rilevare da un lato l’aumento della mortalità in una popolazione sempre più anziana e dall’altro l’incidenza che ha invece comportato il Coronavirus.

 

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