Dai porti aperti al menefreghismo Ue: ecco le colpe dietro la barbarie di Nizza

C’era un tempo in cui all’Eliseo davano l’ordine di chiudere i confini con Ventimiglia per arginare l’emergenza immigrazione nel territorio italiano. C’era un tempo in cui la gendarmerie scaricava nottetempo i clandesini nei boschi piemontesi. C’era un tempo in cui Emmanuel Macron, in un sodalizio di ferro con Angela Merkel, intimava all’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini di “far correre rischi a donne e uomini in situazioni di vulnerabilità” e, quindi, di accogliere chi “deve trovare rifugio”. Che l’Italia sia da sempre un crocevia di violenti terroristi, lo sappiamo da tempo. Non serviva certo la brutalità di Brahim Aouissaoui, che nella cattedrale di Nizza ha decapitato una donna, ne ha sgozzata un’altra e ne ha ammazzata una terza, per farci aprire gli occhi. Anche Anis Amri era arrivato a Lampedusa prima di finire a Berlino a fare una strage lanciando il proprio tir contro un mercatino di Natale. Eppure, nonostante l’elevato rischio di infiltrazioni di jihadisti sui barconi, l’Unione europea (con la Francia in prima linea) ha sempre portato avanti la linea dell’accoglienza. Tanto da mettersi di traverso quando, con Salvini al Viminale, la Lega aveva chiuso i rubinetti dell’immigrazione clandestina.

Adesso dall’Eliseo fanno trapelare insofferenza nei confronti dell’Italia. Ne ha dato notizia ieri Marco Antonellis su ItaliaOggi spiegando che Parigi avrebbe fatto arrivare, “riservatamente ma fermamente, forte irritazione per quanto accaduto”. “Quel terrorista non sarebbe dovuto passare – avrebbe lamentato la Francia – l’Italia avrebbe dovuto fare da filtro”. La tensione sull’asse Roma-Parigi è trapelata ieri anche durante l’intervista rilasciata a Radio Rtl in cui il ministro dell’Interno Gaerald Darmanin ha rivelato l’intenzione di voler capire la ragione per cui, nonostante il foglio di via, Brahim Aouissaoui non sia stato riportato in Tunisia. Certo, tutte le procedure sono rese più difficili dall’emergenza Covid – e questo Darmanin lo capisce -, ma non è ammissibile che un clandestino venga lasciato a piede libero. “Non ce l’ho con il governo italiano – ha incalzato il ministro francese – ma qui si tratta di qualcuno che è stato registrato sul territorio italiano. Non ha fatto domanda d’asilo o di residenza in Francia, è venuto qui a commettere un attentato”. Il problema è che o si applica la linea dura, fermando i clandestini che si accalcano sui barconi che vogliono attraccare nei porti italiani, oppure il rischio è di far entrare nel Vecchio Continente potenziali terroristi. Da anni Frontex avverte i Paesi europei: “I flussi di migranti irregolari possono essere utilizzati dai terroristi per entrare nella Ue”. Lo diceva già nel 2016 dopo gli attacchi a Parigi. Due dei jihadisti erano, infatti, “in precedenza entrati nell’Ue attraverso Leros presentando alle autorità greche falsi documenti siriani”.

Ora in Francia i Républicains pretendono da Macron la chiusura della frontiera con l’Italia. “Con la crisi sanitaria e della sicurezza, nessun ingresso dovrebbe essere tollerato”, ha scritto in un tweet il deputato Eric Ciotti invitando l’Eliseo a sospendere “tutte le procedure di asilo e l’emissione di visti dai paesi a rischio”, come appunto l’Italia. Che il nostro Paese sia un problema non è certo una novità. Da quando il premier Giuseppe Conte ha cambiato colore al proprio governo imbarcando democratici e renziani, si è passati dalla linea dura contro l’immigrazione clandestina alla politica dei porti aperti tanto cara agli ultrà dell’accoglienza. Al Viminale dal pugno di ferro di Salvini si è così passato alla linea morbida di Luciana Lamorgese. Le ong hanno ripreso a fare avanti e indietro dalle coste libiche ai nostri porti, i barconi carichi di clandestini non sono più stati fermati e soprattutto i decreti Sicurezza voluti dalla Lega sono stati smantellati. Il risultato? Presto detto: Brahim Aouissaoui è sbarcato a Lampedusa nella seconda metà di settembre; dopo aver trascorso la quarantena sulla nave “Rhapsody” è stato trasferito a Bari dove è stato identificato e gli è stato intimato di lasciare l’Italia entro una settimana; si è dileguato nel nulla per riapparire qualche settimana dopo nella cattedrale di Nizza brandendo un coltello e urlando “Allah Akbar”.

La storia di Brahim Aouissaoui è il fallimento (definitivo) della politica dei porti aperti e del governo giallorosso. Salvini pretende le dimissioni della Lamorgese (“Il premier e il ministro dell’Interno italiani hanno la responsabilità morale di quanto successo in Francia”), mentre Giorgia Meloni chiede a Conte di venire a riferire su quanto accaduto. E alla Lamorgese che ha spiegato che il terrorista di Nizza è entrato da Lampedusa perché Lampedusa è la porta d’Europa, la leader di Fratelli d’Italia ha fatto notare che il problema è proprio quella porta: “Andrebbe chiusa e sorvegliata, non spalancata come fa la sinistra al governo, proprio perché è la porta d’Italia e d’Europa”. Un concetto che dovrebbe essere chiaro anche all’Eliseo e a Bruxelles che hanno sempre scaricato sul nostro Paese il peso degli sbarchi lasciandoci soli nella gestione dell’emergenza e obbligandoci ad accogliere chiunque entrasse nelle nostre acque territoriali. L’unica strategia vincente è quella del contrasto dell’immigrazione clandestina in mare.



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