Dai va al Quirinale! … di Sergio Pizzolante

Non ho più dubbi.
Va al Quirinale.
E forse è meglio così.
Lo terrei al Governo ancora per un bel po’.
Ma il tempo per il Governo è poco.
Dopo l’elezione del Presidente della Repubblica, siamo in campagna elettorale.
Non al voto, ma in una lunga campagna elettorale si.
Ora, Draghi ha dimostrato, anche ieri, una statura istituzionale alta, altissima, è “il nonno delle istituzioni”, ha detto di se.
Può un “nonno” delle istituzioni stare dentro una campagna elettorale, nella quale i partiti che lo sostengono e i ministri del suo Governo, entrano in guerra elettorale?
No! Assolutamente.
Disperderebbe, in poche settimane, tutto l’allure politico, di uomo di Stato, riconosciuto in tutto il mondo, che abbiamo visto in scena, in questi mesi.
Sarebbe un danno enorme, per lui, per noi, per tutti.
La soluzione è li.
È talmente grande che non la si vede.
Ogni nano che commenta in televisione ne vede solo un pezzo, perché la sagoma è troppo grande.
Dice Draghi: può la maggioranza di Governo spaccarsi sulla elezione del Presidente della Repubblica?
Se vuol vivere non può. È evidente.
E per non spaccarsi cosa deve fare? Cosa può fare? Portare al Quirinale la sagoma più grande.
E chi, dal Quirinale, per la funzione centrale che l’istituzione ha assunto, nei decenni, in Italia e per l’autorevolezza dell’inquilino, può, più di tutti, portare a termine la legislatura e garantire di tenere dentro la stessa carreggiata di oggi( seppur con qualche inciampo in più) il Governo che verrà?
Indovinate un po’!
E può una maggioranza che ha eletto il Presidente della Repubblica (e che Presidente!), sciogliersi subito dopo? No!
È quindi Draghi al Quirinale la garanzia di continuità.
Tortuosa, ma continua.
Altro non c’è!
Ma non è poco. Anzi. È moltissimo.
Poi, fra un anno, si voterà.
Ma in un Paese, dove il partito più grande non supera il 20 per cento, sarà necessario avere sempre un Presidente della Repubblica di grande autorevolezza. Per comporre i cocci.
Dai, è chiaro.

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