I muri del cinismo … di Sergio Pizzolante

Questo bambino muore di fame nell’ospedale di Herat, dove, qualche settimana fa, era insediato il contingente italiano.
Insieme ad altri bambini, nelle stesse condizioni.
Siamo andati via consegnando i bambini alla fame e alla morte per fame, le donne ai Burqa e alla nuova sottomissione violenta, i ragazzi alle scuole vuote, la vita al pensiero barbaro delle barbe.
Abbiamo salutato Biden come salvatore, ci ha condotti nell’abisso dell’indifferenza.
Avevamo paura del cinismo di Trump, con molte ragioni.
Non abbiamo paura del cinismo che è in noi, senza ragione.
Appartengo ad un tempo in cui questo non era consentito. Non dico che non succedeva.
Dico che non era consentito farsi vincere dal cinismo, dall’indifferenza, da ciò che non è umano. C’era un muro dentro di noi. Ed era un muro buono, ci difendeva dall’indifferenza.
Si reagiva, le fabbriche si fermavano, le piazze si riempivano, i Parlamenti e i Governi si facevano sentire.
Oggi siamo impegnati a costruire e a commentare muri al contrario.
Ieri il nuovo Primo Ministro austriaco ha detto che lui sta con la Polonia che costruisce “infrastrutture” ai confini.
Sono i muri del cinismo. Filo spinato.
Oggi i Governi alimentano il cinismo.
Perché se accogliamo 2 mila disperati diamo il segnale che da noi si può arrivare, dice.
E quindi li facciamo morire di fame e di freddo.
Bella consolazione.
Muoiono, ma c’è una giustificazione.
Bisogna attaccare i paesi che c’è li portano dice.
Bisognerebbe fare una cosa e l’altra. Dico.
Salvare ed attaccare.
Ma non salviamo perché indifferenza e cinismo portano voti.
Perché il muro buono che era dentro di noi non c’è più.

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