Locali da ballo: Gianni Indino (presidente regionale Silb) difende gli imprenditori

 

Il presidente regionale del Silb Gianni Indino torna a difendere gli imprenditori dei locali da ballo dagli attacchi delle ultime settimane. “Facile fare i benpensanti sulle spalle degli altri – attacca – gettando la croce su quegli imprenditori delle discoteche, circa il 15% nella nostra regione, che hanno permesso di ballare in pista. La loro colpa è quella di avere provato a sopravvivere all’ingiusta chiusura del settore ballo, perpetrata da ormai due anni ad opera di un governo sordo ad ogni appello, che ha riaperto tutte le attività d’Italia ma che ha lasciato le nostre imprese in balia del nulla“. Secondo Indino, in primis, “non è giusto puntare il dito su tutta la categoria: in molti hanno tenuto chiuso, altri hanno già cambiato mestiere, altri ancora invece hanno reagito così. Una gestione sbagliata di questa crisi per quanto riguarda il nostro settore, lo ha lasciato allo sbando e ha di fatto legalizzato l’abusivismo, innescando una reazione a catena che ha portato alcuni imprenditori già provati dalla crisi prolungata ad emulare ciò che stava già accadendo fuori dai loro locali. Rave party, afro-raduni, feste in ogni luogo chiuso e aperto, chiringuito e spiagge affollatissime con i migliori dj, campi incolti trasformati in piste da ballo con attrezzature che poco hanno da invidiare a chi lo fa per mestiere e che in tempi normali ha una licenza per farlo… Nella nostra regione, come in tutta Italia, si è ballato tutta l’estate in luoghi inadatti, pericolosi per la salute e l’incolumità sul piano sanitario, dell’impiantistica e chissà cos’altro. In quei luoghi i cosiddetti PR hanno indirizzato le masse di ragazzi, ma anche se ciò è risaputo da tutti, nessun benpensante ha detto una parola. Come pretendere allora che le discoteche si ergano a paladine del divieto di ballo quando tutto attorno a loro è un proliferare di ballo abusivo? Chi non rispetta le regole va sanzionato e così si è fatto con i locali che hanno riaperto le danze.”

Alcuni gestori – prosegue il presidente del Silb – hanno scelto di fare come gli altri, cercando così di difendersi da una concorrenza sleale e illegale, ma sbagliando, perché non sta al privato porre rimedio a lacune o ingiustizie delle norme. Stare a casa a guardare gli altri approfittarsene però è davvero frustrante.”

Indino evidenzia poi la frustrazione legata a tutte le vane richieste di riaprire “con tutte le regole e i protocolli possibili, con investimenti per la sicurezza sanitaria, con capienze ridotte, con test rapidi prima dell’ingresso, con entrata per possessori di Green Pass. Niente è servito. E ora veniamo accusati di chissà quali nefandezze mentre il vicino incassa e sghignazza? Io non ci sto a questa lettura, né a quella che in una serata si riempiano le tasche e poco importa di qualche giorno di chiusura. Quei “qualche giorno” magari sotto Ferragosto fanno la differenza tra la sopravvivenza e il fallimento. Un fallimento imposto da uno Stato assente e da una clamorosa difformità di attenzione. Si provi ad eliminare il ballo da tutti i luoghi in cui si fa abusivamente: sono sicuro che nemmeno una discoteca ci proverebbe più. Nell’inverno scorso, quando già non si poteva ballare, nessuna discoteca si è permessa di farlo perché le regole valevano per tutti“.

Le discoteche – aggiunge – sono state prese come capro espiatorio fin dalle prime battute di questa pandemia, ora sono le vittime di doppiopesismo che aggiunge ingiustizia all’ingiustizia. Chissà se qualcuno si degnerà mai di porvi rimedio. Noi aspettiamo ancora una data per aprire in piena sicurezza, come sarebbe possibile fare. Come fanno in Francia già da settimane, come faranno in Germania dal 4 settembre, come si fa già in Inghilterra e in altre parti d’Europa. Intanto è di queste ore la firma del ministro Giorgetti sul Decreto che porterà un po’ di ossigeno a varie categorie, tra cui le discoteche. Si tratta del frutto di un’azione continuativa del SILB, di sensibilizzazione delle istituzioni sulla gravissima crisi del settore, ma ancora una volta la misura adottata, parametrata con un tetto massimo di 25.000 euro ad azienda (ma a questa cifra arriveranno in pochissime, le altre si dovranno accontentare di meno), non è lontanamente sufficiente per le esigenze di imprese chiuse da ormai due anni. Così non va! Questi non sono indennizzi, ma di nuovo mancette valide per pulirsi la coscienza. E con questo scenario, qualcuno fa pure il benpensante” conclude Indino.

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