M5S (in rosso) ora chiede soldi: “Tagli per colpa di chi non paga”

Il Movimento 5 Stelle è in rosso. Colpa dei parlamentari che non restituiscono – come da accordi – parte degli stipendi. Ma se finora i “probiviri” si erano limitati a strigliare gli inadempienti (fino all’espulsione di quelli più scomodi), ora avvisano la base che per colpa dei morosi la piattaforma Rousseau subirà dei tagli.

Alla luce delle gravi inadempienze e del mancato rispetto degli impegni presi, saremo quindi costretti a ridurre risorse, strumenti e servizi“, avvisa la mail firmata da Davide Casaleggio e inviata a tutti gli iscritti al M5S.

Nella lunga lettera, si sottolinea come “all’atto della candidatura” tutti i grillini sottoscrivono l’impegno di versare 300 euro all’associazione Rousseau il mantenimento della piattaforma – gestita dalla Casaleggio Associati tramite la stessa associazione – ma anche di tutta l’infrastruttura amministrativa, la comunicazione e la tutela legale e la formazione degli eletti. Segue un lungo panegirico in cui Casaleggio rimarca la “superiorità” del Movimento diventato “la prima forza politica del Paese” nonostate impieghi per le sue attività “fino a nove volte” meno le risorse economiche delle altre forze politiche.

In due anni di grillini al governo, la Casaleggio Associati ha raddoppiato il suo bilancio. Ma nell’ultimo anno sembra aver avuto una battuta d’arresto, al punto da dover chiedere un prestito con garanzia dello Stato da 25mila euro per pagare gli stipendi ai dipendenti. Diversa la questione dell’associazione, slegata ovviamente dai conti della società. “In questi anni ci siamo dedicati, come compagni di viaggio silenziosi e affidabili, a costruire le fondamenta, a proteggere le mura e a promuovere la vita all’interno di una casa che potesse accogliere una comunità straordinaria di cittadini come quella del MoVimento“, scrive oggi Casaleggio, che ne è presidente, snocciolando tutte le attività svolte.

Il bilancio parla di un avanzo quasi dimezzato nel 2019 rispetto all’anno precedente (da 57mila euro a 31mila). Adesso l’associazione batte cassa. E lo fa denunciando la situazione alla base, sperando probabilmente che i parlamentari morosi decidano così di saldare i debiti per evitare la “sommossa” dal basso. “Il meccanismo di sostentamento attraverso il contributo dei portavoce di 300 euro è quello che abbiamo adottato negli ultimi due anni, dopo averne sperimentati diversi nei tredici anni precedenti senza mai aver attinto a finanziamenti pubblici dei quali con coerenza non faremo mai uso“.

Ma lo fa anche con un enorme pulsante rosso prima della sua firma. “Sostieni Rousseau”, recita. Riuscirà Casaleggio a spronare i “ritardatari” o alimenterà solo i malumori verso di lui?



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