‘Ndrangheta: informò boss di operazione, arrestato ex agente

(ANSA) – REGGIO CALABRIA, 14 OTT – Nel luglio 2018 avrebbe
informato i boss delle cosca Cacciola-Grasso di Rosarno che i
carabinieri stavano per eseguire l’operazione “Ares” e che
sarebbero finiti in carcere. Con l’accusa di concorso esterno
con la ‘ndrangheta un ex poliziotto è stato arrestato dai
carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria Si tratta
di un ex sovrintendente, G.C. di 45 anni, in servizio fino allo
scorso agosto nel posto di polizia di Frontiera marittima nel
porto di Gioia Tauro. L’ordinanza di custodia cautelare in
carcere è stata emessa dal gip Tommasina Cotroneo, su richiesta
del procuratore Giovanni Bombardieri, dell’aggiunto Gaetano
Calogero Paci e del pm Sabrina Fornaro. L’indagine che ha
portato all’arresto dell’ex poliziotto – denominata Antenora –
scaturisce da quanto accaduto la notte del 9 luglio 2018 quando
la Dda reggina aveva emesso un fermo di indiziato di delitto nei
confronti di 38 soggetti appartenenti o contigui alle cosche
Cacciola e Grasso. Quella notte 7 indagati sfuggirono
all’arresto e tra questi Rosario Grasso, elemento di spicco e
rampollo del clan. I 7 latitanti, nel giro di pochi mesi, sono
stati catturati e la Dda è riuscita a individuare le connivenze
che gli avevano consentito di darsi alla fuga. In particolare,
stando all’inchiesta, quella notte il boss ed i suoi più stretti
collaboratori erano stati avvertiti con una telefonata inviata
da un appartenente alle forze dell’ordine sull’apporto del quale
i componenti della cosca avevano potuto contare sino a quel
momento. Dopo numerosi accertamenti, condotti con la
collaborazione del Reparto Indagini Tecniche del Ros dei
carabinieri, l’autore è stato identificato nell’ex poliziotto
originario della provincia reggina ma residente in Sicilia.
    Dalle indagini, inoltre, è emerso che l’ex sovrintendente non
avrebbe favorito la cosca solo in quell’occasione, ma avrebbe
rappresentato un supporto indispensabile per l’ingresso nel
porto di Gioia Tauro di ingenti quantitativi di cocaina
provenienti dal Sudamerica. Per farlo, G.C. sarebbe stato
sistematicamente retribuito e per questo, oltre all’accusa di
concorso esterno, la Dda gli contesta anche la corruzione e la
partecipazione ad associazioni dedite al narcotraffico. (ANSA).
   


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