Perché non si fa? La riforma della giustizia. … di Sergio Pizzolante

Il Presidente della Repubblica, nonché Presidente del Csm, sostiene che sia ineludibile sradicare prassi e accordi che aggirano la legge.
Si riferisce al funzionamento del sistema delle correnti della Magistratura.
Cioè, i Magistrati, che dovrebbero applicare le leggi, le aggirano.
E su se stessi decidono loro stessi.
Il Parlamento e il sistema politico devono agire.
Dice il Presidente.
Non agiscono.
Perché?
Il costituzionalista italiano fra i più autorevoli, già membro della Corte Costituzionale, Sabino Cassese, ha recentemente parlato di uno Stato autoreferente , che vive dentro lo Stato.
Dice che non c’è più separazione dei poteri.
I Magistrati occupano le principali posizioni di vertice nel Ministero di Grazia e Giustizia.
Ci sono molti magistrati in quasi tutti gli uffici legislativi dei ministeri.
Poi, lo sappiamo, ci sono magistrati eletti in Parlamento, alcuni hanno fatto i ministri o i presidenti del Senato.
Nelle ultime due legislature, precedenti a questa, abbiamo avuto, il responsabile della giustizia del Pd, il presidente della Commissione Giustizia della Camera, del Pd, il Presidente del Senato,del Pd, tutti magistrati.
In questa legislatura inoltre, le procure hanno un loro partito di riferimento. Il partito di maggioranza relativa, il più votato dagli italiani.
Quindi non solo aggirano le leggi, da un bel po’ di tempo, fanno le leggi.
Cassese parla anche degli “effetti collaterali”.
Oltre alle “quisquilie” del condizionamento, dello stravolgimento, del sistema democratico.
Ogni anno, ogni anno, ci sono 150 mila persone indagate e poi imputate, che 4 anni dopo, quattro anni, verranno assolte.
In 10 anni sono un milione e mezzo.
Negli ultimi 30 anni, 4,5 milioni. Nei prossimi 30 altri 4.5 milioni.
Ha un peso questo sul “peso” delle procure, sulla democrazia e sullo Stato di Diritto?
Minchia! Direbbe Gaber.
E i giornali sono complici. Di tutto questo.
I conduttori televisivi. Pure.
Ci fanno la morale nascondendo quel che è più immorale.
Ha un peso tutto questo sull’opinione pubblica, sul gioco democratico, sulle elezioni, sulla formazione della classe dirigente?
Sul condizionamento di Parlamento e Governo?

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