Ritardi e tensioni, poi la rottura: perché è saltata la cabina di regia

Se verifico che c’è un rischio, io non ho paura di firmare: ho firmato ordinanze pesanti e sono pronto a farlo ancora per il bene del Paese“. Così Roberto Speranza non si tira indietro e si dice pronto a introdurre misure più restrittive per quelle Regioni attualmente in zona gialla ma che stanno mostrando un peggioramento del quadro epidemiologico. Non è infatti da escludere che già oggi possano arrivare nuove ordinanze proprio dal Ministero della Salute per dare altre restrizioni nei territori dove il livello di rischio è più alto rispetto alla media nazionale, imponendo così ai cittadini misure più rigide al fine di contenere la diffusione del Coronovirus. Sono 6 le Regioni in bilico tra il giallo e l’arancione: Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Umbria, Toscana e Veneto potrebbero cambiare zona a stretto giro. Si attende comunque il monitoraggio della cabina di regia.

Nel frattempo l’Alto Adige ha deciso di entrare tra le aree “rosse” senza aspettare il parere dei tecnici. Una scelta che, ha spiegato il governatore Arno Kompatscher, è stata ritenuta obbligata a causa del costante aumento dei casi di positività. Non si placano i dissidi tra lo Stato e le Regioni: i dati vengono comunicati con ritardo e spesso risultano essere incompleti. E così la cabina di regia che deve esaminare i numeri è saltata, così come è slittata la riunione del Comitato tecnico-scientifico che è chiamato a esprimersi prima delle ordinanze per attribuire le fasce di rischio. Il sospetto è che qualche presidente di Regione possa fornire dati parziali sulla situazione Covid-19 per non subire norme più dure, ma nelle scorse ore Speranza è stato chiaro: “Nel rapporto tra istituzioni sarebbe un reato molto grave dare dei dati falsi. Penso che le Regioni debbano necessariamente dare dei dati corretti“.

Quel sospetto sul governo

Vi abbiamo già raccontato del pasticcio del governo che venerdì ha fatto saltare nuove ordinanze per altre Regioni in zona almeno arancione. Oltre ai problemi tecnici vi è stata una ragione di opportunità politica: proprio venerdì sono entrate in vigore le zone rosse in Lombardia, Piemonte e Calabria, e quelle arancioni per Sicilia e Puglia, collocate in queste fasce di rischio sulla base dei dati del monitoraggio della cabina di regia di venerdì scorso. “Sarebbe stato imbarazzante dover eventualmente correggere il tiro ad appena ventiquattr’ore di distanza“, ha confidato un uomo dell’esecutivo.

La tensione con i governatori è alle stelle. Le proteste non si placano e intanto Antonio Tajani, eurodeputato di Forza Italia, si dice poco convinto della valutazione sulla Campania. E solleva un dubbio: “Le regioni di centrosinistra aperte e quelle di centrodestra chiuse… Gli interessi economici e i diritti sono uguali per tutti“. Il governo però non ci sta e respinge ogni accusa, con il ministro della Salute che sottolinea come le ordinanze dell’ultimo Dpcm non siano affatto condizionate dalla politica: “I dati sono pubblici. Il percorso è condiviso con le Regioni“. Anche il collega Francesco Boccia (Affari regionali), riporta il Corriere della Sera, pretende rispetto verso il sistema di monitoraggio condiviso da ormai 24 settimane: “Dobbiamo credere nel rigore e nell’attenzione di coloro che ogni settimana ci rappresentano i dati. La politica deve prendere decisioni spesso scomode“.



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