Salvini aggredito al comizio? ​Per la sardina se l’è cercata…

Per il leader delle sardine, l’aggressione di ieri a Pontassieve Matteo Salvini se la sarebbe cercata. È questa la sintesi del commento affidato all’Adnkronos da Mattia Santori: “Dal momento che una certa politica insegue il consenso, vive di questo e per questo abusando di un linguaggio verbale e non verbale violento, davanti alla provocazione continua, non è inverosimile né improbabile, imbattersi in comportamenti di risposta violenti”. Quasi a dire che la violenza politica, in certi casi, possa essere giustificata.

Parole forti, quelle dell’enfant prodige della sinistra, che non sembra scomporsi per quanto accaduto ieri durante un incontro elettorale a cui stava partecipando il segretario del Carroccio. Anzi, a Salvini fa pure la morale: “Se si costringe il confronto a livelli elevati, sui contenuti e non sugli slogan, è di certo minore il rischio che si scada in comportamenti aggressivi”. Le sardine si preparano a scendere in piazza sabato prossimo a Cascina, in Toscana. Il guanto di sfida al centrodestra sarà lanciato proprio nella roccaforte della candidata leghista, Susanna Ceccardi. I toni usati dal movimento sono duri. “Da settimane la destra gonfia il proprio rumore per affermare il proprio posizionamento, a colpi di propaganda demagogica intrisa di odio e rancore”, accusano i pesciolini, sempre evitando di citare l’episodio di violenza che ha visto protagonista il leader della Lega. Come se l’odio funzionasse soltanto a senso unico.

“Da sempre sono sostenitore dell’idea che la violenza, in tutte le sue forme, non sia risolutrice di conflitti, bensì fautrice di essi”, ragiona ancora Santori, sottendendo un velato j’accuse al segretario del Carroccio. Nel frattempo a tenere banco c’è anche la questione del referendum per il taglio dei parlamentari. Il politico emiliano accusa il segretario Dem, Nicola Zingaretti. “La scelta del sì – dice – è irresponsabile”. La colpa dei vertici del partito è quella di seguire “Di Maio e non ascoltare la sua base”. Santori non usa mezzi termini e parla di “attentato alla cosa pubblica e alla sovranità popolare”.

A chi parla di strappo con il Pd replica: “Se implicherà delle conseguenze lo dirà la storia, noi non ci siamo minimamente chiesti a cosa andavamo incontro prendendo una posizione diversa dal partito di Zingaretti, perché non ci riguarda, non dipendiamo dalle loro scelte irresponsabili fortunatamente”. “Al Pd – sentenzia – non servono nuovi leader, serve nuova linfa, serve un partito che dia voce alla sua base”. È d’accordo con lo scrittore Roberto Saviano. Anche lui in queste ore ha attaccato la gestione del leader dei Dem, accusato di poltronismo. “C’è bisogno di una nuova stagione a sinistra”, è convinto Santori.

Per lui la decisione di votare sì al referendum bandiera dei Cinque Stelle è stata soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso: “Dopo aver rinnovato i finanziamenti alla guardia costiera libica e al memorandum, i decreti sicurezza stanno ancora là e lo ius culturae non è stato più proposto”. E poi, rivendica: “Noi siamo arrivati a salvare l’Emilia Romagna da Salvini, ma poi il Pd avrebbe dovuto fare l’analisi di quella situazione e mettere in discussione tutto”. “Invece ora la gente lamenta l’assenza di una visione, di una guida – assicura – eppure la richiesta di partecipazione è alta e dimostrata prima dai Fridays For Future, da noi e poi dai Black Lives Matter”. Il verdetto è lapidario: “O si apre o si muore”.



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