Salvini, la Bestia e Morisi … di Sergio Pizzolante

Salvini, sul caso Morisi, capo della “bestia” di Salvini, dice che è una “schifezza mediatica”. Non si fa dice. A 5 giorni dal voto.
Sono d’accordo. Ad un patto. Salvini dovrebbe aggiungere: non si fa quel che faccio io.
Morisi si droga? Ha forse spacciato?
Lo aiutiamo? Certo.
Ma, dovrebbe dire Salvini, non fate come ho fatto io. Ricordate? Citofono… “c’è qui uno spacciatore?”.
Schifezza a pochi giorni dal voto?
Dillo Salvini, non fate come ha fatto Morisi, sempre, prima, durante e dopo ogni voto.
Come ha sempre fatto la Bestia.
Come fanno, da una ventina d’anni tutti coloro nel mondo, ai quali la Bestia di Morisi si è ispirata. Chi sono? Chi li ha ispirati?
Eccoli.
È la storia di Arthur Finkelstein e dei suoi allievi, Morisi compreso, consulente della comunicazione politica di Orban, di molti altri capi di governo dell’est europeo. Oltre che fonte di ispirazione di altri leader populisti in tutto il mondo. Salvini compreso. I suoi allievi sono nello staff di Trump. I ragazzi di Arthur. La tecnica è quella del Negative Campaigning. Attacco continuo, feroce, all’avversario, che diventa nemico. Con ogni mezzo, “scoraggiare le persone è più facile che motivarle”. Eppoi “l’analisi continua del sentimento”, con i grafici dei risultati, della febbre dell’odio prodotta. L’alimento della paura. La paura è il prodotto da perseguire, il carburante della macchina d’odio e, nello stesso tempo, fatturato politico. Attraverso anche il “voter soppression”, l’eliminazione degli elettori dei nemici. E la campagna digitale è lo strumento più importante. Fissare argomenti che fanno più male, individuare il nemico, distruggere la fiducia degli elettori. Produrre notizie false sull’avversario e ripeterle all’infinito, diventando così vere o verosimili. Trasformare in insulto i termini che definiscono i nemici.
Il suo capolavoro è stato Orban.
Riferimento principale di Salvini.
Chiaro?
Sono i metodi della Bestia di Salvini, come del Club Luigi Di Maio, del blog di Grillo.
Creano “mostri”.
Gli alleati di Salvini nel mondo hanno usato tutti la stessa tecnica. Contro i “negri”, gli immigrati, gli omosessuali, gli avversari, le avversarie. Bolsonaro, altro riferimento salviniano, disse ad una avversaria che non l’avrebbe stuprata perché “brutta”.
E sono gli strumenti che si sono affermati in Italia, che Bannon considerava una avanguardia nel mondo. Morisi era lo strumento di Salvini per fare concorrenza al Club Luigi Di Maio, che produceva 1531 post al giorno di propaganda black, con un bacino di utenza di oltre un milione di persone al giorno. “Parassiti, bastardi, ladri, siete pellets”, cose così, per intenderci.
Salvini, attraverso la Bestia ha costruito campagne virali basate su notizie semi veritiere. Con messaggi violenti che alimentano paura, odio, pregiudizi. E con un sistema che gli dice quando deve essere più cattivo e meno cattivo.
Ecco Salvini.
Noi non faremo a Morisi quel che voi avete fatto a noi.
Salvini, sul caso Morisi, capo della “bestia” di Salvini, dice che è una “schifezza mediatica”. Non si fa dice. A 5 giorni dal voto.
Sono d’accordo. Ad un patto. Salvini dovrebbe aggiungere: non si fa quel che faccio io.
Morisi si droga? Ha forse spacciato?
Lo aiutiamo? Certo.
Ma, dovrebbe dire Salvini, non fate come ho fatto io. Ricordate? Citofono… “c’è qui uno spacciatore?”.
Schifezza a pochi giorni dal voto?
Dillo Salvini, non fate come ha fatto Morisi, sempre, prima, durante e dopo ogni voto.
Come ha sempre fatto la Bestia.
Come fanno, da una ventina d’anni tutti coloro nel mondo, ai quali la Bestia di Morisi si è ispirata. Chi sono? Chi li ha ispirati?
Eccoli.
È la storia di Arthur Finkelstein e dei suoi allievi, Morisi compreso, consulente della comunicazione politica di Orban, di molti altri capi di governo dell’est europeo. Oltre che fonte di ispirazione di altri leader populisti in tutto il mondo. Salvini compreso. I suoi allievi sono nello staff di Trump. I ragazzi di Arthur. La tecnica è quella del Negative Campaigning. Attacco continuo, feroce, all’avversario, che diventa nemico. Con ogni mezzo, “scoraggiare le persone è più facile che motivarle”. Eppoi “l’analisi continua del sentimento”, con i grafici dei risultati, della febbre dell’odio prodotta. L’alimento della paura. La paura è il prodotto da perseguire, il carburante della macchina d’odio e, nello stesso tempo, fatturato politico. Attraverso anche il “voter soppression”, l’eliminazione degli elettori dei nemici. E la campagna digitale è lo strumento più importante. Fissare argomenti che fanno più male, individuare il nemico, distruggere la fiducia degli elettori. Produrre notizie false sull’avversario e ripeterle all’infinito, diventando così vere o verosimili. Trasformare in insulto i termini che definiscono i nemici.
Il suo capolavoro è stato Orban.
Riferimento principale di Salvini.
Chiaro?
Sono i metodi della Bestia di Salvini, come del Club Luigi Di Maio, del blog di Grillo.
Creano “mostri”.
Gli alleati di Salvini nel mondo hanno usato tutti la stessa tecnica. Contro i “negri”, gli immigrati, gli omosessuali, gli avversari, le avversarie. Bolsonaro, altro riferimento salviniano, disse ad una avversaria che non l’avrebbe stuprata perché “brutta”.
E sono gli strumenti che si sono affermati in Italia, che Bannon considerava una avanguardia nel mondo. Morisi era lo strumento di Salvini per fare concorrenza al Club Luigi Di Maio, che produceva 1531 post al giorno di propaganda black, con un bacino di utenza di oltre un milione di persone al giorno. “Parassiti, bastardi, ladri, siete pellets”, cose così, per intenderci.
Salvini, attraverso la Bestia ha costruito campagne virali basate su notizie semi veritiere. Con messaggi violenti che alimentano paura, odio, pregiudizi. E con un sistema che gli dice quando deve essere più cattivo e meno cattivo.
Ecco Salvini.
Noi non faremo a Morisi quel che voi avete fatto a noi.
Sergio Pizzolante

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *